FORECAST 2009-2011: ECONOMIA UE IN RIALZO
Secondo le previsioni d’autunno della Commissione, l’Unione europea uscirà dalla crisi nella seconda metà di quest’anno, sebbene il PIL dovrebbe subire un calo di circa il 4% nel complesso per il 2009. Si attende una ripresa graduale e le previsioni del PIL sono in crescita. La ripresa delle attività a breve termine è dovuta ai miglioramenti del contesto esterno e delle condizioni finanziarie, nonchè alle significative misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto. In seguito, una serie di fattori potrebbe frenare la domanda del settore privato e di conseguenza limitare il vigore della ripresa. In particolare, le condizioni del mercato del lavoro rimangono difficili: il tasso di disoccupazione nell’Unione europea dovrebbe raggiungere il 10%. Anche il disavanzo pubblico dovrebbe aumentare, raggiungendo il 7% del PIL nel 2010, prima di diminuire leggermente nel 2011 quando l’economia si riprenderà e le misure temporanee saranno gradualmente abbandonate.
" L’economia dell’Unione europea sta uscendo dalla crisi, soprattutto grazie alle misure ambiziose adottate dai governi, dalle banche centrali e dal UE, che non solamente hanno scongiurato il crollo del sistema ma hanno anche dato avvio alla ripresa. Ciononostante restano molte sfide da affrontare: per mantenere lo slancio e assicurare la sostenibilità della ripresa, è essenziale dare piena attuazione a tutte le misure annunciate e completare il risanamento del sistema bancario. Inoltre occorre cominciare a lavorare di più in un’ottica di medio termine valutando il modo migliore per ovviare agli effetti negativi che la crisi ha provocato sui mercati del lavoro, le finanze pubbliche e la crescita potenziale" ha affermato JoaquÌn Almunia, Commissario per gli Affari economici e monetari.
Dopo aver attraversato la crisi più profonda, più lunga e più diffusa della sua storia, l’economia dell’Unione europea è giunta ad una svolta. Gli ultimi mesi hanno registrato un netto miglioramento della situazione economica e delle condizioni finanziarie, dovuto in gran parte all’adozione di misure di politica monetaria e di bilancio senza precedenti. Molti indicatori finanziari sono tornati ai livelli precedenti alla crisi e la fiducia è in aumento. Le prospettive relative alla crescita e agli scambi a livello mondiale sono migliorate, specialmente nelle economie dei paesi emergenti. Alla luce di questi andamenti, e tenendo conto di un adeguamento favorevole delle scorte, la crescita del PIL nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe tornare positiva nella seconda metà di quest’anno.
Il miglioramento delle prospettive a breve termine nell’Unione europea e all’estero deriva in parte da fattori temporanei: mano a mano che il loro effetto svanirà nel corso del 2010 è probabile che l’attività a livello mondiale subisca un rallentamento. Durante il periodo oggetto delle previsioni, la crescita delle esportazioni dell’Unione europea dovrebbe pertanto stabilizzarsi solo gradualmente. Anche la domanda interna sarà fortemente limitata. Tenendo presente lo scarso utilizzo della capacità, le previsioni di crescita della domanda relativamente deboli, i modesti aumenti della redditività e la crescita ancora moderata del credito, si prevede che gli investimenti non riprenderanno fino al 2011. Sebbene i consumi privati si siano dimostrati un fattore stabilizzante durante la crisi, la spesa delle famiglie nel periodo a venire sarà limitata dalla necessità di riassestare i bilanci domestici e dalle prospettive non rosee per il mercato del lavoro. Le conseguenze negative che la crisi finanziaria potrebbe avere sulla produzione potenziale costituiscono un altro ostacolo alla ripresa. Stando alle previsioni, dopo un aumento iniziale, la crescita del PIL nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe rallentare prima di tornare a migliorare nella seconda metà del 2010 e oltre.
Nonostante il mercato del lavoro dell’Unione europea abbia resistito alla crisi meglio del previsto (principalmente grazie a misure politiche a breve termine, riforme precedenti e mantenimento di eccedenze di manodopera in taluni Stati membri), nei prossimi trimestri è attesa una perdita di posti di lavoro. Secondo le previsioni, quest’anno l’occupazione diminuirà di quasi il 2%, e nel 2010 scenderà ancora di circa l’1%. L’occupazione dovrebbe stabilizzarsi progressivamente verso la fine del 2010 e nel 2011, una volta che la ripresa sarà consolidata.
Anche le finanze pubbliche sono state colpite duramente. Si stima che quest’anno il disavanzo pubblico triplicherà nell’Unione europea (raggiungendo quasi il 7% del PIL rispetto al 2% del 2008) e nel 2010 continuerà a salire fino a raggiungere il 7% circa. Questo deterioramento deriva in parte dal funzionamento degli stabilizzatori automatici e dalle misure discrezionali adottate a sostegno dell’economia ma rispecchia anche un calo delle entrate più forte del previsto a seguito del rallentamento economico. Il disavanzo scenderà leggermente al di sotto del 7% del PIL nel 2011, con la ripresa dell’attività e la conclusione delle misure temporanee. Tuttavia il rapporto debito/PIL continuerà ad avere un andamento crescente.
L’inflazione nell’Unione europea e nell’area dell’euro dovrebbe registrare un lieve aumento dal livello molto basso attuale, pur rimanendo moderata durante il periodo di riferimento delle previsioni. In media, l’inflazione IAPC dovrebbe essere leggermente superiore all’1% nel 2010 e stabilirsi intorno all’1% nel 2011 in entrambe le aree. Mentre i prezzi crescenti delle materie prime eserciteranno probabilmente una pressione al rialzo sull’inflazione, il sostanziale rallentamento dell’economia e la crescita debole dei salari dovrebbero invece avere un effetto di contenimento.
L’economia dell’Unione europea sta superando la crisi ma le prospettive rimangono altamente incerte e soggette a rischi non trascurabili ma che nel complesso sembrano compensarsi. Se le misure politiche si dimostrassero più efficaci del previsto nel risanare il settore finanziario e migliorare la fiducia, o se la domanda mondiale aumentasse ben oltre le stime, la ripresa potrebbe essere sorprendentemente più vigorosa. D’altro lato, le difficoltà del mercato del lavoro e gli ostacoli agli investimenti potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto. Inoltre, se non risanerà i suoi bilanci, il settore bancario potrebbe non essere in grado di fornire sostegno sufficiente alla ripresa. Anche i rischi che gravano sulle prospettive d’inflazione sembrano nel complesso compensarsi.
ITALIA
DOPO LA CRISI ,IL RITORNO AD UNA MODERATA CRESCITA
Dopo la crisi, la ripresa in Italia sarà moderata e anche quando si ritornerà a camminare, le debolezze strutturali incluso il debito pubblico molto elevato, continueranno a pesare sull’economia. Il grave problema dell’economia italiana risiede nella sua struttura stessa, quindi determinato da condizioni esogene. Il Pil italiano ad oggi registra un tasso di crescita quasi nullo, che rasenta lo zero e che negli ultimi dieci anni è praticamente rimasto lo stesso, questo a causa di mancanza di output. Tale fattore è il risultante di mancati investimenti in Research and Development; i finanziamenti governativi sono minimi ed irrisori mentre mancano completamente investimenti di privati. Stando agli ultimi dati registrati il Debito pubblico, che rappresenta comunque un fardello negativo che rallenta la crescita dei singoli Paesi, risulta essere insieme ad un Deficit maggiore del 3% (che i paesi hanno fatto registrare nell’ultimo biennio), il problema cruciale della crescita a cui i governi dovranno dare una concreta risposta.
Nel periodo di crisi finanziaria i singoli governi sono intervenuti con delle iniezioni di liquidità nei singoli sistemi finanziari, questo per evitare il pericolo di Credit Crunch. I governi nell’ effettuare tale manovra, e per evitare quindi paralisi del sistema finanziario, sono intervenuti in maniera decisamente corposa con finanziamenti pubblici. Tuttavia le politiche del governo italiano in risposta alla crisi sono state limitate dalla fragilità delle finanze pubbliche in particolare dal debito pubblico molto elevato. Gli sforzi sono stati "limitati" a riallocare la spesa pubblica verso quei settori necessari a rafforzare la crescita limitando l’impatto per i gruppi sociali più vulnerabili. Forse l’intervento minore rispetto agli altri paesi europei ha fatto si che si ha, al giorno d’oggi, un Deficit meno preoccupante di altri paesi, quali Irlanda, Grecia, Gran Bretagna, Spagna, Francia.
Secondo le ultime stime Grecia ed Italia risultano però avere il debito pubblico maggiore rispettivamente di 116,7 e 124,9 per l’anno 2010.
Paesi DEBITO PUBBLICO VARIAZIONE
2007 2008 2009 2010 2011 2007-2011
Belgio 84,2 89,8 97,2 101,2 104 19,7
Germania 65 65,9 73,1 76,7 79,7 14,7
Irlanda 25,1 44,1 65,8 82,2 96,2 71,1
Spagna 36,1 39,7 54,3 66,3 74 37,8
Francia 63,8 67,4 76,1 82,5 87,6 23,8
Italia 103,5 105,8 114,6 116,7 117,8 14,3
Lussemburgo 6,6 13,5 15 16,4 17,7 11,1
Olanda 45,5 58,2 59,8 65,6 69,7 24,2
Portogallo 63,6 66,3 77,4 84,6 91,1 27,5
Austria 59,5 62,6 69,1 73,9 77 17,6
Malta 62 63,8 68,5 70,9 72,5 10,5
Cipro 58,3 48,4 53,2 58,6 63,4 5,1
Slovacchia 29,3 27,7 34,6 39,2 42,7 13,4
Slovenia 23,3 22,5 35,1 42,8 48,2 24,8
Finlandia 35,2 34,1 41,3 47,4 52,7 17,6
Grecia 95,6 99,2 112,6 124,9 135,4 39,9
Eu-16 66 69,3 78,2 84 88,2 22,3
I dati sopra riportati aiutano a comprende il forte periodo di crisi che i paesi dell’eurozona hanno affrontato tra il 2008-2009. Infatti l’incremento del debito pubblico in media dell’eurozona è aumentato di circa 9 punti, mentre nel periodo 2007-2011 è aumentato di circa 22,2 punti.
Il trend del debito pubblico tra il 2007-2013 non offre sicuramente un quadro rassicurante, tuttavia dal 2010 si inizierà ad avere un forte ralllentamento nella crescita del debito.
Analizzando bene i dati in merito al debito pubblico si possono trarre due conclusioni:
La condizione di crisi sta quasi per terminare. Molto probabilmente nel prossimo biennio si ritornerà a registrare un tasso di crescita positivo, e ciò è tangibile dall’arrestarsi del forte incremento del debito pubblico.
Il quadro economico italiano non è dei migliori, ma analizzando il periodo 2007-2011 non si è registrato un massiccio incremento di debito pubblico cosi come altri paesi, quali Irlanda e Spagna. Tuttavia il forte debito pubblico di certo non consentirà una rapida ripresa, ma altresÏ sarà molto lenta e graduale.
Il Consiglio dell’Ecofin di ottobre 2009 ha elaborato una “Exit Strategy” dalla crisi finanziaria, allentando quindi le presenze governative dai singoli mercati. Tale strategia si basa su quattro principi fondamentali:
1)Consolidamento del patto di stabilità
2)Exit fiscale non dovrà iniziare prima del 2011, ossia i sussidi fiscali nell’area Euro e nell’Unione, non verranno ritirati prima del 2011 e tale provvedimento non sarà univoco per tutti i Paesi ma a seconda delle esigenze
3)Tale strategia dovrà essere ambiziosa
4)Ci dovranno essere delle politiche che accompagnino il consolidamento dei bilanci.
Alla luce delle Previsioni e della strategia elaborata, la Commissione europea ha fatto il 10 novembre 2009, una serie di raccomandazioni ai Paesi dell’Ue. Le raccomandazioni elaborate si rivolgono a due gruppi di Paesi:
Il primo, che riguarda Spagna, Gran Bretagna, Francia, Irlanda e Grecia, per cui è stata elaborata una raccomandazione volta a sollecitare tali Paesi a rientrare nel Deficit previsto dal patto. Alla luce del forte deficit contratto la Commissione ha concesso un “anno di tolleranza” a questi paesi per poter rientrare con il Deficit (2014) ed applicare i dovuti correttivi.
Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Olanda, Portogallo, Slovenia, Slovacchia presentano un rapporto Deficit Pil negativo ma migliore rispetto al primo gruppo. La Commissione si raccomanda con questi Paesi di intervenire sul Debito pubblico e rafforzare il quadro fiscale nazionale e di fare molta attenzione alle politiche strutturali. L’ Italia presenta un Deficit di -5,3% ed ha come data di scadenza per il rientro il 2012.


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